venerdì 17 giugno 2016

Tempest A Face With No Name

Tempest Brewing Company viene fondata nel 2010 dallo scozzese Gavin Meiklejohn e dalla moglie neozelandese Annika a Kelso, Scozia, poche miglia dal confine sud-orientale con l’Inghilterra. I due si erano conosciuti alla fine degli anni ’90 in Canada (Whistler, British Columbia) dove Gavin stava lavorando come cuoco in quella che oggi è chiamata Whistler Brewing Company; è l'incontro con la a craft beer revolution statunitense a spingerlo verso l’homebrewing nel periodo in cui si trasferisce in Nuova Zelanda assieme alla futura moglie per continuare il suo percorso di chef. A Sidney frequenta anche un corso professionale per la produzione della birra e poi la coppia rientra in Scozia per aprire a Kelso il gastropub The Cobbles: nei momenti di pausa dalla cucina, Gavin continua con l’homebrewing sotto la  spinta dalle richieste sempre più pressanti dei clienti che desideravano bere una birra locale. 
Ad aprile 2010, nei locali un tempo occupati da un caseificio, fonda la Tempest Brewing Company che dispone di un impianto da 800 litri in parte costruito recuperando attrezzature usate proprio dall’industria casearia. Ad aiutarlo arriva come business manager Allan Rice, uno scozzese con esperienza alla Stewart Brewing di Edimburgo e – come Gavin -  in Canada e Nuova Zelanda; dopo un primo upgrade ad un impianto da 16 hl, per soddisfare la crescente domanda si è reso necessario nel 2015 il trasferimento nella nuova sede al Tweedbank Industrial Estate di Galashiels, ad una ventina di chilometri da Kelso, dove ha trovato posto il nuovo impianto da 30 hl al quale ha anche fatto seguito il completo restyling di tutte le etichette. 
Gavin e Annika hanno scelto di focalizzarsi sulla produzione di birra affidando in gestione/affitto il pub Cobbles a Luca e Olivia Becattelli: il locale continua comunque a funzionare come una specie di Brewery Tap di Tempest, che al momento ne è sprovvisto. Nello scorso maggio il British Institute of Innkeeping Awards ha nominato Tempest “birrificio scozzese dell’anno”.

La birra.
La IPA Brave New World e la Pale Ale  Long White Cloud sono le Tempest di maggior successo:  il debutto sul blog avviene però con  amber ale abbondantemente luppolata chiamata A Face With No Name, basata su di una ricetta formulata da Gavin ai tempi dell’homebrewing nella propria cucina, con le materie prime che aveva a disposizione in quel momento e chiamata Bastard Child.  La versione attuale rielaborata prevede malti  Golden Promise,  Amber, Vienna, Carared e Crystal T50, luppoli Cascade, Centennial e Green Bullet; i beer-raters di Ratebeer la eleggono tra le cinquanta migliori Amber Ale al mondo, per quel che conta.
All'aspetto è di un bell'ambrato con intense venature rossastre, e forma un compatto e cremoso cappello di schiuma ocra dall'ottima persistenza. Sono i luppoli a dare il benvenuto al naso con i loro profumi di resina, pino e, più in secondo piano, di pompelmo, passion fruit e terrosi; i malti non stanno comunque a guardare, contribuendo con note di biscotto e di quel nutty che riesco a tradurre solo con "frutta secca". L'ottima pulizia permette di apprezzare quello che sembra essere un incontro tra Stati Uniti e Regno Unito. Il percorso prosegue al palato con un ottimo mouthfeel, morbido, scorrevole e con poche bollicine: qui sono i malti ad inaugurare la bevuta (biscotto, caramello, frutta secca) formando una base solida ma non ingombrante che, dopo un rapido passaggio dolce di frutta tropicale, porta ad una bella chiusura amara che chiude perfettamente il cerchio laddove era iniziato: resina, pino, terra. L'alcool (6%) è molto ben nascosto e la facilità di bevuta è ottima; pulizia ed eleganza ci sono, la freschezza è ancora presente e permette di apprezzare il retrogusto amaro, intenso-ma-con-giudizio, di un'ottima Amber Ale dal profilo americaneggiante che non dimentica però di guardare ogni tanto alla propria terra di origine. Particolarmente azzeccata, secondo me, la scelta di non indulgere nel fruttatone tropicale in presenza di una base maltata già ricca di per sé, scegliendo poi di bilanciarla con resina e terra piuttosto che con il solito amaro della scorza d'agrumi. Non siamo al livello di questa Amber Ale, ma si beve ugualmente bene,
Formato: 33 cl., alc. 6%, IBU 50, lotto 214, scad. 01/03/2017, 4.00 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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