venerdì 30 settembre 2011

Bristol Beer Factory Acer

E’ Roger Protz ad indagare nel passato brassicolo di Bristol, Inghilterra. Un passato che inizia nel 1730 con la George’s Brewery, primo tentativo a Bristol di competere con i birrifici di Londra nell’esportazione di porters verso l’Irlanda. Noi ci spostiamo di circa un secolo, quando nel 1830 circa in un sobborgo di Bristol (Southville) viene fondata la Ashton Gate Brewery la cui storia s’interrompe un secolo dopo (1933) quando la George’s l’acquista per poi razionalizzare la produzione e chiudere gli impianti. Il declino brassicolo di Bristol è inarrestabile e vede la fine nel 1999 quando la Courage & Co Ltd., divenuta proprietaria della George’s chiude anche l’ultimo birrificio rimasto in città. Nel 2002 c’è un timido tentativo fallimentare di tornare a produrre birra a Bristol fatto dalla Bristol Brewing Co., che apre e chiude in un batter d’occhio. Ma torniamo al complesso industriale di Southville, dove un tempo c’era la Ashton Gate. Nel 2003 l’architetto George Ferguson acquista l’area per riqualificarla, e nella sua mente nasce subito strada l’idea di installare in uno degli edifici un microbirrificio; terminati i restauri, nel 2005 prende vita la Bristol Beer Factory nei locali dove un tempo c’erano solamente i fermentatori della Ashton. Parte degli impianti sono gli stessi che appartenevano alla appena defunta Bristol Brewing Company . La ragione sociale rimane la stessa (Bristol Brewing Co.) ma le birre sono prodotte a marchio Bristol Beer Factory. Alla Factory lavora un team di 4-5 mastri birrai; la gamma di birre regolari è già abbastanza alta, affiancata da diverse produzioni stagionali o speciali. Vi segnaliamo su Youtube questo simpatico video che racconta la Bristol Beer Factory La Acer nasce come un progetto speciale, una bitter molto beverina dal contenuto alcolico modesto (3.8%) e brassata con il modaiolo luppolo ormai quasi onnipresente Sorachi Ace. La produzione in cask è stata anche da poco affiancata dalle bottiglie; un’etichetta fotocopiata, amatoriale, dove leggiamo “1 of 684 bottle”. Abbiamo forse in mano la prima Acer mai imbottigliata ? Di color rame, opaco, ha una schiuma leggermente ocra, fine e cremosa, molto persistente. Il naso non è “esplosivo” ma elegante con dolci sentori di frutta tropicale (ananas, mango) e di agrumi (pompelmo, mandarino). Birra prettamente estiva, è caratterizzata da un corpo molto snello e watery; è sostenuta da una leggera base di malto (crosta di pane) sulla quale emergono progressivamente note erbacee e di scorza di limone, amare. Pulita, ha un bel finale secco e lascia un gradevole retrogusto amaro, erbaceo, con una leggera pepatura ed una nota di pompelmo. Bristol non è certamente famosa per le temperature “mediterranee”, ma se vi capitasse una rara giornata calda ed afosa vi potreste ritrovarei ad ingurgitare qualche manciata di pinte di questa Acer senza neppure rendervene conto. Portandocene a casa una bottiglia in questo caldo settembre italiano, riteniamo di averle reso giustizia. Formato: 50 cl., alc. 3.8%, lotto 1/684, scad. 12/12/2011, prezzo 3.78 €.

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english summary:
Brewery: Bristol Beer Factory, Bristol, England.
Appearance: cloudy copper with a long lasting off-white head. Aroma: tropical fruits (pineapple, mango) and citrus (tangerine, grapefruit). Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: a thin bready malty backbone; nice grassy and zesty hops. Dry finish, the aftertaste is grassy, slightly peppery and has a touch of grapefruit. Overall: a simple, refreshing and tasty bitter, brewed with Sorachi Ace hops. Bristol is certainly not known for its warm weather, so we did a good thing bringing this bottle to Italy and drink it up in these very hot September days.
Bottle: 50 cl., 3.8% ABV, batch 1/684, bb. 12/12/2011, price 3.29 GBP

giovedì 29 settembre 2011

Elav Grunge IPA

Negli ultimi tempi il nome di Kurt Cobain (cantante del gruppo Nirvana, morto suicida nel 1994) è stato curiosamente abbinato già due volte alla birra, in territorio italico. I primi furono i ticinesi (ma italiani d’estrazione) del Bad Attitude con la Kurt Pale Ale, ed ora il giovane birrificio Elav rilancia con la Grunge IPA. Molto bella la grafica, con la scritta “smells like beer spirit” che fa il verso alla canzone che donò fama mondiale al gruppo di Seattle. Eppure, nella stanza di Cobain, la sera della sua morte, non fu trovata nessuna birra ma solamente una misera lattina di Barq’s Root Beer (prodotta dalla Coca Cola). Si tratta di un soft drink in origine ricavato dalla radice del sassafrasso, ma ormai prodotto quasi esclusivamente utilizzando aromi artificiali e, nel caso dalla Barq’s, caffeina. La relazione tra Cobain e birra appare ancora più nebulosa se leggiamo le parole di Jack Endino (produttore di alcuni dischi dei Nirvana), a proposito del decadente stile di vita del cantante: “in tutto il tempo passato a lavorare assieme a Kurt non l’ho mai visto bere una sola birra nello studio di registrazione”. Divertissement a parte, la Grunge di Elav è una IPA di colore ambrato carico, opalescente. La schiuma, molto persistente, è ocra, abbastanza fine e cremosa. L’aroma è abbastanza elegante e fresco: aghi di pino e dolce frutta tropicale (mango, melone, passion fruit) si dividono la scena. Le buone promesse dell’aroma vengono un po’ deluse in bocca, dove manca un po’ di pulizia. Il corpo, medio, cerca di trovare la sua strada tra caramello e sciroppo di frutta tropicale, dolce; a metà percorso arriva un’ondata erbacea e resinosa che raschia il palato e disturba la bevuta. Chiude con un retrogusto vegetale intenso, quasi balsamico, che però raschia nuovamente l’esofago. Come la “Punks do it Bitter degustata poco tempo fa, anche questa Grunge IPA (in bottiglia) si rivela una birra grezza e poco equilibrata che abbisogna ancora di “qualche” aggiustamento. Il risultato della luppolatura americana massiccia (Columbus, Amarillo, Cascade) è ancora parecchio lontano dai migliori esempi di IPA Americana, “mostri” sì di luppolo, ma anche di pulizia e beverinità. II birrificio è giovane, avrà il tempo per crescere. Formato: 33 cl., alc. 6.3%, lotto L021 11, scad. 05/2012, prezzo 3.60 €.

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english summary:
Brewery: Birrificio Indipendente Elav, Comun Nuovo (Bergamo), Italia.
Appearance: murky deep amber color with a creamy off-white head. Aroma: nice fresh hoppy nose with pine and tropical fruits (passion fruit, melon, mango). Mouthfeel: syrupy texture, medium body. Taste: Tropical fruit and caramel at first, followed by aggressive resinous and grassy hops. Deep bitter resinous aftertaste which is biting all over the palate. Overall: A quite aggressive IPA with nice aroma but unclean taste. Hops are scratching on the palate, drinkability is kind of poor. It comes from a new brewery which needs to work on this recipe a bit more. Bottle: 33 cl., 6.3% ABV, batch L021 11, bb. 05/2012, price 3.60 €

martedì 27 settembre 2011

Thornbridge Raven

Siamo nel Derbyshire, all'interno del Peak District National Park, poco lontano da Sheffield, nei dintorni di Ashford in the Water. La Thornbridge Hall è una residenza originaria dell'undicesimo secolo; dopo la seconda guerra mondiale, diviene proprietà della municipalità di Sheffield che la utilizza principalmente a scopo didattico. Poi, la scarsità di fondi pubblici spinge la municipalità a vendere l'intera area nel 1997 alla famiglia Hunt che, nel 2002, vende a Jim ed Emma Harrison. Imprenditori di successo, entrambi in settori differenti; ma a noi interessa principalmente Jim. Dirige un'impresa che produce guarnizioni di gomma ma ha anche affari nel ramo alimentare, in particolare nel brand di cetrioli sottaceto Cunningham's Piccalilli. Una sera, viene "folgorato" da alcune birre che Dave Wicketts della Kelham Island Brewery gli regala; lo spazio nel complesso della Thornbridge Hall non manca, e così Jim decide di installare un microbirrificio in un edificio della sua proprietà. Non sarà però lui a produrle. Affida l'incarico al suo socio d'affari Simon Webster, che pubblica un'inserzione alla ricerca di un mastro birraio. I primi due che rispondono sono l'italiano Stefano Cossi (che lavorava già alla Sheffiled Brewery) e lo scozzese Martin Dickie, proprio colui che dopo qualche tempo lascerà la Thornbridge per fondare la BrewDog. Siamo agli inizi del 2005 ed in questi sei anni la Thornbridge Brewery è cresciuta molto, tanto da rendere necessario il trasferimento della produzione a settembre 2009 in uno stabilimento più moderno ed ampio, a Bakewell, sempre nel Derbyshire, con un investimento di 1.600.000 sterline. A Thornbridge Hall continuano però le produzioni sperimentali, i lotti pilota, gli invecchiamenti in botte. Molti sono i birrai che si sono alternati nel corso degli anni; il co-head brewer neozelandese Kelly Ryan è tornato nella sua madre patria, ed anche Stefano Cossi si è preso una piccola vacanza. Lo standard qualitativo delle birre rimane tuttavia molto elevato, facendo della Thornbridge uno dei birrifici più interessanti ed innovativi di tutta l'Inghilterra. Ovviamente nella gamma di un birrificio "moderno" non poteva mancare una black Ipa, e così ecco questa Raven. Viene brassata con malti Maris Otter, Black e Chocolate; i luppoli sono Nelson Sauvin, Centennial e Sorachi Ace. Ed è una “signora” birra, di un colore ebano scurissimo, con un cappello di schiuma beige, fine e cremosa, molto persistente. Il naso è fine e fresco, sentori di aghi di pino, di agrumi e una leggera nota di malto tostato in sottofondo. In bocca si rivela si dal primo sorso molto morbida e bilanciata tra note resinose/vegetali e malti tostati, caffè. Scarsamente carbonata, ha una texture oleosa ed una buona secchezza che lascia il palato sempre ben pulito. Elegante e pulita, si congeda lasciando un ottimo retrogusto amaro, lungo ed intenso, dove convivono malto tostato, cioccolata amara, ed anche una nota fruttata (pompelmo) che richiama l’aroma. Ottima black Ipa, davvero molto appagante. Se la trovate, non fatevela scappare. Formato: 50 cl., alc. 6.6%, scad. 21/12/2011, prezzo 5,06 Eur.

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english summary:
Brewery: Thornbridge Brewery, Bakewell, Derbyshire, England
Appearance: nearly black color with a solid and creamy tanned head. Aroma: piney hops, citrusy, roasted malt. Mouthfeel: very smooth, oily texture, low carbonation; medium body. Taste: a beautiful balance of resinous, grassy hops, roasted malts and coffee. Dry finish. Intense aftertaste filled with roasted malts, dark chocolate and a grapefruit touch. Overall: a very tasty and clean brew, an excellent Dark IPA which we strongly recommend. Bottle: 50 cl., 6.6% ABV, bb. 21/12/2011, price 4.40 GBP.

lunedì 26 settembre 2011

Arribal Doppio Malto

Il sito internet del Birrificio Arribal, aperto nel 2010 a Poggibonsi (Siena), non è molto ricco d’informazioni sulla propria storia. Tra i contatti figurano Luca, Sandro e Jacopo, niente più. Il portale Microbirrifici.org segnala che si tratta di un birrificio ancora senza impianti propri, ed infatti questa “Doppio Malto” dal nome un po’ infelice è stata prodotta dal birrificio Rython di Prato. All’aspetto è di color ambrato scarico, piuttosto torbido. La schiuma, poco persistente, è ocra, fine e cremosa. Non rimane nessun pizzo nel bicchiere. Al naso toffee, esteri fruttati, sentori di alcool e di lievito. Le cose non migliorano di molto in bocca, dove c’è una predominanza di alcool che fa un po’ a pugni con un corpo abbastanza leggero e una texture watery che invece vorrebbe facilitare la bevibilità. Poca pulizia nel gusto, un po’ di toffee ma è l’alcool a coprire un po’ tutto, malto compreso. Termina con una punta d’amaro, erbaceo, ed ovviamente una nota alcolica che scalda. Bottiglia deludente, birra da sistemare, almeno per quel che riguarda questo lotto. Formato: 75 cl., alc. 6.6%, lotto L082010, scad. 01/2013, prezzo 10 €.

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english summary:
Brewery: Birrificio Arribal, Poggibonsi (Siena), Italy.
Appearance: murky amber color with a creamy off-white head which leaves no lace into the glass. Aroma: toffee, fruity esters, alcohol, yeast. Mouthfeel: light-medium body, watery texture, medium carbonation. Taste: a relatively thin bodied beer which is carrying a lot of alcohol: drinkability is not really that good. Taste not very clean, light toffee and a hint of grassy bitterness in the finish. Obviously end with a warm alcoholic note. Overall: A disappointing strong ale. Bottle: 75 cl., 6.6% ABV, batch L082010, bb. 01/2013, price 10 €.

domenica 25 settembre 2011

Purity Pure UBU

Difficile lasciarla sugli scaffali questa Pure UBU, brassata dalla Purity Brewing di Alcester, Warwickshire, Etichetta molto accattivante, dedicata al cane del birrificio UBU (si pronuncia proprio così, all’italiana) che viene ritratto sulla “label”. Una bitter brassata con malti English Maris Otter, Crystal e Black e con luppoli Challenger e Cascade, di uno splendido colore ambrato, appena velato. La schiuma, leggermente ocra, è fine e cremosa, persistente. Naso caldo e dolce ma poco pronunciato, con sentori di caramello, di frutti di bosco rossi; si avverte anche una leggerissima terrosità. Scarsamente carbonata, ha copro leggero e “watery”. In bocca risaltano i malti, con note di toffee, di malto tostato, ed erbacee. L’imbocco è un po’ troppo watery e non molto promettente, ma la birra migliora sensibilmente in corsa, lasciando un bel retrogusto amaricante, caldo, erbaceo e tostato che non ti aspetteresti. Gusto pulito, alta bevibilità, tutto sommato una bitter discreta. Bottiglia: 50 cl., alc. 4.5%, lotto 10350, bb. 16/12/2011, prezzo 2.76 Eur.
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english summary:
Brewery: Purity Brewing, Alcester, Warwickshire, England.
Appearance: beautiful red amber color with creamy off-white head. Aroma: sweet caramel, red berries, light earthy hops. Mouthfeel: low carbonation, light body, watery texture. Taste: toffee, nutty malt, grassy hops. Nice bitter aftertaste with roasted malt and grassy hops. Overall: a nice clean bitter which “grows” on you. First sip might taste too weak and watery, but this bitter has a nice taste evolution which culminates into a warm and bitter roasted finish. Bottle: 50 cl., 4.5% ABV, batch 10350, bb. 16/12/2011, price 2.40 GBP.

sabato 24 settembre 2011

Kelham Island Pale Rider

Viene fondata nel 1990 a Sheffield, in una area adiacente al fiume Don che è stata denominata proprio “Kelham Island”. La Pale Rider è stata prodotta per la prima volta nel 1993 e da allora ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutta Europa, il più importante dei quali è stato “Supreme Champion” al Great British Beer Festival del 2004. E’ una Golden ale, brassata con luppoli americani, di un bel colore dorato, velato; schiuma bianca, fine e cremosa, buona persistenza. L’aroma ha leggeri sentori erbacei, crosta di pane, sentori fruttati (pesca) e di cereali. In bocca c’è una sostanziale corrispondenza con l’aroma; note di malto (pane) ed erbacee menano la danza e conducono ad un finale secco, seguito da un retrogusto amaro, erbaceo, qualche nota terrosa. Una bottiglia molto poco in forma che ci ha deluso, vista la “fama” che la precedeva; luppolatura (americana) “spenta” o non pervenuta, naso poco pronunciato. Mediamente carbonata, corpo medio, e rifermentata in bottiglia. E' beverina, ma stavolta non basta. Da riprovare in condizioni migliori. Formato: 50 cl., alc. 5.2%, lotto sconosciuto, scad, 11/11/2011, prezzo 3.44 Eur.
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english summary:
Brewery: Kelham Island, Sheffield, England.
Appearance: hazy golden with a nice creamy white head. Aroma: light grassy hops, bready malt, cereals. Hints of fruit (peach). Mouthfeel: medium body, medium carbonation. Taste: very similar to aroma; dry finish, bitter aftertaste with grassy and earthy hops. Overall: Kelham’s Pale Rider has got several awards throughout all Europe (including Supreme Champion at 2004 GBBF) but this bottle left us very disappointed (light aroma, light taste. Bottle: 50 cl.,5.2% ABV, bb. 11/11/2011, price 2.99 Gbp.

venerdì 23 settembre 2011

Porterhouse Hop Head

Nasce nel 1989, da un’idea di Liam La Hart e Oliver Hughes la Porterhouse Brewing Company, a Bray, in Irlanda. Una nazione che all’inizio del 1900 vantava quasi 200 birrifici, ed ha visto il numero ridursi ad una misera manciata, che comprende noti marchi controllati da multinazionali come la Diageo (Guinness, Smithwicks, Harp) e Heineken (Murphy's) ed una dozzina circa tra microbirrifici e brewpubs. Liam ed Oliver acquistano un fabbricato in disuso a Bray ed iniziano la loro avventura, che dopo un breve periodo di assestamento ottiene dei risultati molto positivi che portano all’apertura di altre filiali: a Dublino nel 1996, a Londra (Covent Garden) nel 2000; nel 2004 altre due filiali a Dublino e quest’anno l’apertura a New York. Il gruppo apre anche tre “tapa bars” a Dublino, il club Lillie's Bordello, ed un hotel a Bray. Oggi tutte le birre vengono prodotte nel birrificio che è stato spostato a Ballycoolin, poco fuori Dublino. Una pinta della loro Oyster Stout è diventata nel frattempo quasi una necessità irrinunciabile per qualsiasi appassionato di birra artigianale che si rechi a Dublino. Noi ci siamo invece trovati tra le mani una bottiglia di Hop Head, una pale ale brassata con l’utilizzo di luppoli Cascade, Northern Brewer e Hallertau. E’ di color rame, opaco, con una generosa e persistente schiuma bianca, fine e cremosa. L’aroma non è esplosivo dato che la bottiglia non è esattamente fresca, ma regala eleganti sentori floreali e fruttati di pompelmo ed arancio. E’ un’American Pale Ale abbastanza solida, c’è un buona base di malto (biscotto), qualche nota di caramello e soprattutto un bell’amaro dove troviamo note erbacee, terrose ed anche un po’ di pompelmo che permane nel retrogusto. Mediamente carbonata e ben fatta, è caratterizzata da una buona pulizia in bocca e da un elegante aroma che la rendono molto beverina e gustosa. Formato: 33 cl., alc. 5%, scad. 26/07/2011, prezzo 3.32 Eur.

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english summary:
Brewery: Porterhouse, Dublin, Ireland.
Appearance: cloudy copper with a big creamy white head. Aroma: fruity and citrusy (grapefruit, orange), flowery. Mouthfeel: medium body, medium carbonation. Taste: a solid malty biscuity backbone, light caramel; the generous hop profile is made with grassy, earthy and grapefruit notes. Bitter citrusy aftertaste. Overall: a solid and very well done American Pale Ale. This bottle wasn’t that fresh, but was very tasty and enjoyable anyway. Bottle: 33 cl., 5% ABV, bb. 26/07/2011, price 2.89 GBP.

giovedì 22 settembre 2011

Exeter Darkness

Apre i battenti nel 2003 con il nome The Topsham & Exminster Brewery, poco fuori da Exeter, capolouogo del Devon inglese. Siamo nel mezzo di una bella riserva naturale che accompagna il corso del fiume Exe fino al suo estuario nel canale della Manica. Nel 2008 il birrificio cambia nome, nel più semplice Exeter Brewery; nel 2009 vengono imbottigliare le prime ales. Prodotta, tra l’altro, con malto Chocolate e luppolo Goldings inglese, la Darkness è una stout di color nero; la schiuma, nocciola, è fine e cremosa e molto persistente. L’aroma, abbastanza elegante, è di malto tostato, caffè, cacao e leggeri sentori di vaniglia. In bocca ha una consistenza oleosa, corpo leggero-medio e bassa carbonatazione; il gusto non è molto pronunciato ma rispecchia sostanzialmente l’aroma, evidenziando delle eleganti tostature di malto, caffè ed una buona morbidezza al palato. Man mano che la temperatura si alza emergono note più intense di cioccolato amaro. Chiude lasciando un delicato retrogusto di caffè e malto tostato. Una buona stout dal gusto sostanzialmente pulito e dalla buona beverinità, con un bonus per la bellissima etichetta. Formato: 50 cl., alc. 5%, scad. 01/07/2011, prezzo 2.47 €.

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english summary:
Brewery: Exeter Brewery, Exeter, Devon, England.
Appearance: black color with a creamy tanned head. Aroma: nice roasted malts, coffee, cocoa and light vanilla. Mouthfeel: light-medium body, low carbonation, oily texture. Taste: coffee, roasted malts and more dark chocolate as the beer gets warmer. The finish has delicate roasted malts and coffee. Overall: a quite smooth and drinkable stout with a clean taste. We enjoyed this one. Bottle: 5 0cl., 5.% ABV, bb. 01/07/2011, 2.15 GBP.

mercoledì 21 settembre 2011

Orval 07 vs. Orval 15

“Non c’è più l’Orval di una volta” potrebbe essere ormai l’equivalente brassicolo di alcuni detti popolari come “non ci sono più le mezze stagioni”. Le discussioni sui cambiamenti del “goût d'Orval” sono iniziate oltre una decina di anni fa (questo ad esempio è un articolo dal 1998) e le cose sono forse ulteriormente peggiorate con il passare del tempo e con l’aumentare dei volumi di produzione. Tim Webb e Joris Pattyn nel loro “100 Belgian Beers to Try Before You Die” (2008) si tolgono dall’impaccio definendola “un classico che avrebbe bisogno di nuovo vigore”. Di recente, Alberto Laschi sul blog di “In Birrerya” ) ha degustato due Orval, una proveniente dalla Grande Distribuzione italiana ed una direttamente dal Belgio. Le differenze riscontrate potrebbero far pensare all’esistenza ipotetica di “due” Orval diverse, una destinata al consumo locale, ed una forse destinata alla grande distribuzione all’estero. Non ci sono, ovviamente, prove a sostegno di questo, anche se la ricetta è stata sicuramente modificata nel trascorrere degli anni. Oppure, che le modalità di distribuzione e stoccaggio nei supermercati influiscano così tanto su questa birra da renderla quasi una Orval sbiadita. Siccome tra le birre degustate su questo blog mancava ancora l’Orval, abbiamo deciso di stapparne non una ma due, entrambe provenienti dalla grande distribuzione, e di divertirci nell’annotare le differenze. Ovviamente ciò che andrete a leggere non ha l’ambizione di voler dimostrare nulla, troppe sono le variabili in gioco al di fuori del controllo nostro e del monastero stesso, principalmente quelle relative al trasporto ed allo stoccaggio di queste birre. La bottiglia più recente ha una anzianità di 7 mesi dalla data d'imbottigliamento; la sua “sorella” maggiore di mesi ne ha invece 15, poco più del doppio.
Esame visivo: la 15 è di colore rame/ambrato scarico, velato. La schiuma, leggermente ocra, è fin e cremosa. La 07 è leggermente più chiara, tendente all’arancio (anche se dalla foto sembrerebbe quasi il contrario. La schiuma è molto più abbondante e persistente, costringendoci ad un’attesa prolungata per poter riempire il bicchiere. Nel frattempo, la schiuma della 15 iniziava a "collassare".
Esame olfattivo: la schiuma della 07 regala sentori principalmente vegetali; c’è anche qualcosa di floreale, leggeri sentori di pepe e s’inizia già ad avvertire l’azione dei brettanomiceti, con sentori terrosi e di “pelle” animale. La 15 ha un aroma molto meno pronunciato, soprattutto dalla schiuma. In evidenza troviamo esteri fruttati, soprattutto arancio e mandarino; con nostra sorpresa c’è assenza di qualsiasi caratteristica collegabile ai brettanomiceti, che invece avevamo ritrovato nella bottiglia giovane.
Esame gustativo: entrambe molto “watery”, con la 07 che mantiene ovviamente un carbonatazione più vivace rispetto alla 15. La “giovane” 07 ha un imbocco subito amaro, vegetale, abbastanza complesso e “rustico”, seguito da note più fruttate che richiamano gli agrumi. C'è una base maltata (biscotto) ed una nota alcolica che riscalda il palato a fine corsa. Molto secca, chiude con un retrogusto appena amaro, vegetale. La 15 risulta molto più morbida e rotonda in bocca, avendo limato le asprezze di gioventù. L’attacco amaro è meno pungente, meno vegetale e più "terroso"; anche la frutta è meno pronunciata, in favore del malto. L'alcool è meno percettibile, il gusto è complesso e molto più difficile da scandagliare. Perse le caratteristiche di gioventù, sembra aver solo appena iniziato una maturazione verso qualcos'altro che però non è ancora emerso con chiarezza. Il finale è un po' meno secco della 07, seguito da un retrogusto amaro vegetale.
Per concludere: abbiamo trovato l'aroma della 07 senz'altro più interessante. L'Orval è considerata praticamente una session beer "fuori ordinanza" in Belgio, e ci ha un po' sorpreso trovare la "giovane" 07 un po' meno beverina della 15, che ha invece acquisito un'interessante morbidezza in bocca. Entrambe le bottiglie non ci sono sembrate particolarmente in forma, a testimoniare il fatto che, se volete ancora bere un'Orval con soddisfazione forse dovete ormai diffidare da quelle che arrivano sugli scaffali dei supermercati.

martedì 20 settembre 2011

Stone Pale Ale

Nell’attesa che l’americana Stone concretizzi finalmente il progetto annunciato di aprire uno stabilimento produttivo in Europa, le sue birre rimangono per il momento a noi molto poco accessibili. E’ abbastanza normale quindi gettarsi all’acquisto di una qualsiasi bottiglia di Stone si intraveda in un beershop, senza far troppa attenzioni ai dettagli come la data di scadenza che oltretutto, ahinoi, sulle craft beers americane è raramente presente. Invece, in questo caso, bastava guardare in controluce il collo della bottiglia per leggere la scritta “enjoy by 14/08//2011”, che in italiano fa più o meno ferragosto. Prodotta per la prima volta nel 1996, la Pale Ale rappresenta l’interpretazione Californiana di una classica pale ale inglese; in questo caso i luppoli usati sono Columbus ed Ahtanum. E’ di un bel colore ambrato, carico e velato; la schiuma è leggermente ocra, fine e cremosa, molto persistente. Al naso non è ovviamente un trionfo di freschezza; i luppoli non pungono più ma regalano ugualmente un elegante bouquet fruttato (pesca, melone) affiancato da sentori caramellati. In bocca si rivela subito una pale ale ben fatta e molto equilibrata, dal gusto estremamente pulito. L’imbocco è dolce, con note di marmellata di frutta (pesca, arancio), caramello, seguito da un bel amaro intenso (molto più di una classica APA) e resinoso, che però non “raschia” mai. Lascia un retrogusto amaro, erbaceo, non lunghissimo. Una American Pale Ale molto ben fatta, nata per essere bevuta fresca ma conservatasi molto dignitosamente anche poco oltre la data di scadenza. Formato: 35.5 cl., alc. 5.4%, 41 IBU, scad. 14/08/2011, prezzo 4.60 €.


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english summary:

Brewery: Stone Brewing Co., Escondido, California, USA.
Appearance: amber color with a creamy off-white head. Aroma: sweet and fruity (peach, melon), caramel. Mouthfeel: medium body, medium carbonation, watery texture. Taste: orange and peach jam, caramel, resinous hops. Nice bitter grassy aftertaste. Overall: pretty well done, clean and solid APA, with a big amount of hoppy bitterness that could make this one easily fit into the IPA category. The bottle we drank showed 14 August 2011 as “best before date” and we obviously could not enjoy all the hops freshness. Bottle: 35.5 cl., 5.4% ABV, 41 IBUs, bb. 14/08/2011, price 4.60 €

lunedì 19 settembre 2011

Gadds Black Pearl Oyster Stout

Si trova nel Kent inglese la Ramsgate Brewery, guidata da Eddie Gadd. I primi esperimenti inziano nel 2002, con un piccolo impianto pilota, e nel 2006 è necessario un cambio di location e di impianti per tenere il ritmo delle richieste. La Black Pearl Oyster Stout è brassata con luppolo Fuggles coltivato nel Kent e – riportano le note in etichetta – nessuna ostrica è stata uccisa per la produzione di questa birra. Nel bicchiere è di colore nero, la schiuma é quasi inesistente ma lascia comunque un pizzo color cappuccino nel bicchiere. L’aroma non è molto pronunciato; ci sono sentori di caffè, malto tostato e di frutta (uvetta ?). In bocca è oleosa, con un corpo non molto robusto e scarsamente carbonata. Al palato rivela una salinità abbastanza evidente, assieme a malto tostato e caffè. L’abbiamo trovata non molto pulita, e priva di quella morbidezza in bocca che l’utilizzo dell’avena riportato in etichetta dovrebbe donare. Ci lascia un retrogusto non molto lungo di caffè e di tostatura. Formato: 33 cl., alc. 6.2%, lotto 46OS01, scad. 30/05/2012.

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english summary:
Brewery: Ramsgate Brewery, Broadstairs, Kent, England.
Appearance: black with almost no head. A tan lacing stays in the glass, though.
Aroma: coffee, roasted malt, dark fruits. Mouthfeel: oily texture, low carbonation, medium body. Taste: salty with coffee and roasted malt. There’s a short bitter aftertaste with notes of coffee. Overall: we didn’t get full satisfaction from this stout. Taste is not that clean, and this beer is missing a certain smoothness that we would have expected as oats is included in the ingredients bill. Bottle: 33 cl., 6.2% ABV, batch 46OS01, bb. 30/05/2012.

domenica 18 settembre 2011

Hoegaarden 0.0

La Hoegaarden è probabilmente la prima birra che incontrerete all’aeroporto di Bruxelles, una massiccia presenza pubblicitaria per un prodotto che ormai è solamente un sbiadito ricordo di quello stile brassicolo (witbier o bière blanche) che Pierre Celis aveva riportato in vita negli anni 60. Purtroppo la multinazionale InBev non si è limitata a ridurre i costi di produzione della Hoegaarden rendendola sempre più insignificante, ma nel 2010 ha probabilmente inflitto il colpo di grazia al marchio realizzando la Hoegaarden analcolica. Commercializzata solamente in lattina, con la gradazione alcolica “0.0” in grande evidenza al punto da ricordare a qualcuno gli occhi di un fantasma. La lattina riporta anche in piccolo un timido “birra blanche analcolica” e un più coraggioso “rinfresco naturale ispirato alla Hoegaarden”. Già la lista degli ingredienti non è esattamente invitante: malto d’orzo, frumento, zucchero, aromi naturali, acido citrico E330, coriandolo, scorza d’arancia, luppolo, estratto di mela, anidride carbonica, acqua. All’aspetto è di un opalescente color giallo paglierino, con una schiuma bianca, fine e cremosa, abbastanza persistente. Per ora, niente male. L’aroma è dolce e non troppo fine; banana, arancio, sentori metallici. Ci sorprende in bocca per una carbonatazione abbastanza modesta. E’ dolce, con arancia, mela, banana ed un po’ di amaro a fine corsa che però più che assomigliare a qualcosa di erbaceo dà un’impressione d’artificialità, ed è forse la parte peggiore di questa birra (?) analcolica. L’abbiamo acquistata più che altro per curiosità; è rinfrescante (anche se avremmo preferito qualche bollicina in più) ma non ci è sembrata molto buona, né come birra analcolica, né come bibita. Meglio una Fanta, se si vuole stare sull’arancio, o un bel pompelmo in lattina, che tra l’altro richiamerebbe anche il luppolo della West Coast. Formato: 33 cl. alc. 0%, prezzo 1.25 €.

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english summary:
Brewery: Brouwerij Hoegaarden (InBev), Hoegaarden, Belgium.
Appearance: cloudy pale yellow with a thick frothy white head. Aroma: mostly banana and sweet orange. Mouthfeel: low carbonation, light body. Taste: banana, orange, apple; there’s some bitterness in the finish but tastes like something artificial and not really grassy. Overall: good old Pierre Celis’ Hoegaarden has been sadly changed for worst by multinational InBev over the years. This is a relatively new product, described as an alcohol free “natural refreshment inspired by Hoegaarden”. Yes, the ingredient list is also including barley malt, wheat and hops, but the result is not very pleasant. Surprisingly low carbonated, yes it’s refreshing but we’d rather stuck with a Fanta or, even better, a Grapefruit juice which would make us think about US West Coast hops. Can; 33 cl., 0% ABV, 1.25 Eur.

sabato 17 settembre 2011

Marks & Spencer Norfolk Bitter

Nel 2009 il noto retailer inglese Marks and Spencer (abbigliamento, casalinghi, alimentari) decide di rivitalizzare la gamma di birre in vendita nelle centinaia di filiali. I nuovi prodotti vengono commissionati a diversi birrifici, e sono di solito delle ricette inedite, tra le quali spicca un’interessante “Staffordshire IPA” realizzata dalla Marston's di Burton-on-Trent ed una “London Porter” brassata dalla Meantime, che in futuro ospiteremo su questo blog. Le nuove etichette, davvero molto belle, vengono realizzate dallo studio di design Brandhouse (qui ne trovate una breve carrellata). Ah, c'’è anche una “italian lager”, che viene affidata alla Menabrea. Le etichette correttamente riportano chiaramente nelle note chi è il produttore (a tutela della qualità), cosa non del tutto scontata per quel che riguarda le birre “commissionate”. Questa Norfolk Bitter non ha ancora avuto il restyling di etichetta ma può vantarsi del logo “Camra says this is Real Ale”, visto che si tratta di una bitter rifermentata in bottiglia brassata dalla Woodforde's Brewery di Norwich. Secondo Ratebeer si tratterebbe però solamente di una “rietichettatura” della Woodforde Nelsons Revenge, senza nessuna modifica alla ricetta. Di colore rame, con una schiuma ocra abbastanza fine e cremosa. L’aroma non è molto pronunciato; sono presenti sentori di caramello, malto tostato, ed erbacei. Al palato c’è un imbocco pulito di malto tostato, seguito da note amaricanti erbacee e leggermente resinose, con una piacevole nota di limone a fine corsa. E’ watery e molto beverina ma ha una buona presenza in bocca, con un corpo medio e una bassa carbonatazione. Finisce secca, leggermente astringente, e lascia un retrogusto amaro erbaceo, leggermente pepato. Una gradevole bitter che sorprende per essere piacevolmente morbida in bocca, anche se “bottle conditioned”. Formato: 50 cl., alc. 4.5%, lotto L 11 096, scad. 04/2012, prezzo (al tavolo) 2.80 €.

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english summary:
Brewery: Woodforde's Brewery, Norwich, Norfolk, England.
Appearance: copper color with a creamy off-white head. Aroma: light caramel, nutty malt, grassy hops. Mouthfeel: watery texture, light-medium body, low carbonation. Taste: nutty malt, grassy and resinous hops with a hint of citrus. Very dry finish, bitter aftertaste with grassy and peppery hops. Overall: according to Ratebeer this would be a simple re-labelling of Woodforde’s Nelson Revenge bitter. However, this is a tasty and smooth bitter, even if bottled conditioned. Bottle: 50 cl., 4.5% ABV, batch L 11 096, bb. 04/2012, price: 2.15 GBP.

venerdì 16 settembre 2011

Sauvagine bière de Grands Espaces

La Sauvagine è la prima birra prodotta dall’homebrewer francese Jean Hochart. Originario della Picardia francese, Jean dedica questa birra alla sua terra “dei grandi spazi aperti”; dopo aver affinato la ricetta su un piccolo impianto casalingo, per la produzione commerciale si affida però alla Brasserie Larche a Sens, in Borgogna. Nel bicchiere è di colore oro pallido, velato. Forma un ampio cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, con buona persistenza. L’aroma è fresco e gradevole, con sentori floreali donati dai luppoli ed esteri da lievito (pesca, polpa d’arancio). Scarsamente carbonata, ha corpo leggero e si lascia bere molto bene grazie ad un palato “watery”. Ad una leggera base di malto (pane) seguono note fruttate (arancio ed albicocca) che ne caratterizzano la bevuta. Il finale è secco con un “taglio” amaro erbaceo abbastanza gradevole. Retrogusto che si mantiene sulle stesse note, con il ritorno di una nota fruttata. Chi segue queste pagine avrà spesso trovato dei commenti poco entusiasi delle oltre sessanta birre francesi degustate. Vi sono state tuttavia delle piacevoli eccezioni, e questa Sauvagine è una di quelle. Una ale che guarda al non troppo distante confine belga, pulita, fruttata e piacevole, che rinfresca e si lascia bere molto bene. Niente di eclatante, ma è già un piccolo miracolo francese. Bottiglia: 75 cl., alc. 6.5%, lotto L50, scad. 07/2013, prezzo 3.80 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Larché, Sens, Borgogne, France.
Appearance: hazy pale golden with a big frothy white head. Aroma: flowery hops, fruity esters (orange pulp, peach). Mouthfeel: low carbonation, watery palate, light body. Taste: thin bready malt backbone. Taste is fruity with orange and apricot. Pleasant grassy hops in the finish. Bitter grassy aftertaste with a fruity touch. Overall: Sauvagine is a beer designed by French homebrewer Jean Hochart (Picardie), but brewed at Brasserie Larche. We’re not really fond of French beers, but this has been a nice surprise. A tasty and clean Belgian style ale, very drinkable and refreshing. It will not blow your mind away, but it’s a small French miracle. Bottle: 75 cl., 6.5% ABV, batch L50, bb. 07/2013, 3.80 Eur.

giovedì 15 settembre 2011

Sharps Monsieur Rock

La notizia, almeno sulla carta, è di quelle che fanno i “botti”: annunciare una collaborazione con il birrificio trappista Orval, un’entità non esattamente aperta alle sperimentazioni, visto che dal 1932 commercializza solamente un solo (omonimo) tipo di birra, se escludiamo la Petite Orval destinata “ufficialmente” solo al consumo interno al monastero. Non è però una novità assoluta, visto che l’Orval ha già una collaborazione all’attivo, l’Imperial Pilsner realizzata per il birrificio americano Boulevard Brewing Company. Stuart Howe, mastro birrario alla Sharp’s Brewery, coltiva da tempo l’idea realizzare la propria versione di una “Patersbier” trappista; una birra dal contenuto alcolico modesto, che viene bevuta quotidianamente dai frati all’interno del monastero. Una Petite Orval, in breve. E’ dagli inizio degli anni ’90 che Stuart accarezza il sogno di visitare il birrificio di un monastero trappista ma è solamente a giugno del 2010 che, grazie all’interessamento di alcuni suoi conoscenti (vantaggi di lavorare per una multinazionale come la Molson Coors ?) riesce ad ottenere il “permesso” e si reca al monastero per studiare i segreti della Petite Orval assieme Jean-Marie Rock, mastro birrario all’Orval. Sul suo blog trovate anche un’appassionante resoconto a puntate dell’esperienza. Curiosamente, Rock è anche il paese dove ha sede la Sharp’s Brewery, in Cornovaglia. Rientrato a casa, Stuart inizia a lavorare alla ricetta; in ottobre Jean-Marie Rock ricambia la visita e si reca a Rock per benestariare il primo lotto in produzione. La birra viene chiamata Monsieur Rock, e viene commercializzata per la prima volta in dicembre del 2010, nonostante non sia esattamente un prodotto pensato per i mesi più freddi dell’anno. E’ una blonde/golden ale di color giallo paglierino, velato. La schiuma, generosa, è bianca, fine e cremosa, mediamente persistente. Brassata esclusivamente utilizzando il luppolo Saaz (così leggiamo), ha un bel naso complesso e fresco, che include sentori floreali, fruttati (soprattutto arancio), lemongrass e lieviti tipicamente belgi. Il corpo è abbastanza leggero, con una carbonatazione “vivace”, ma in questo caso – dobbiamo dirlo - molto appropriata. In bocca troviamo una bella base maltata (crosta di pane) seguita da note di arancio, limone e lieviti che richiamano l’aroma. Secca e molto beverina, il contenuto alcolico dichiarato (5.2%) è quasi impercettibile: nel finale emerge il Saaz con un bell’amaro erbaceo ed una nota di scorza di limone. Il retrogusto corto lascia il palato molto pulito e già pronto al sorso successivo. Se la presenza del nome “Orval” vi fa pensare subito all’uso dei brettanomiceti siete sulla strada sbagliata; non li incontrerete in questa Monsieur Rock, e resterete probabilmente delusi. Rimane comunque una birra inglese molto pulita che richiama il Belgio soprattutto per la presenza dei lieviti; l’ombra dell’Orval è piuttosto da ricercarsi tra i luppoli, con un bel profilo vegetale che richiama l’Orval più fresca, quella che - introvabile in Italia - porta ancora i profumi del dry-hopping. Comunque buona, questa Monsieur Rock, capace di esaltarsi con piatti di pesce (nel nostro caso, un ottimo trancio di branzino grigliato). Formato: 50 cl., alc. 5.2%, scad. 12/2011.

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english summary:
Brewery: Sharp’s Brewery, Rock, Cornwall, England.
Appearance: hazy pale yellow color, big rocky white head. Aroma: fresh and complex with flowers, citrus (orange) lemongrass and Belgian yeasts. Mouthfeel: light-medium bodied, nice lively champagn-esque carbonation. Taste: a bready malt backbone with citrusy flavors (orange, lemon) recalling the aroma. Dry finish with a beautiful grassy (and lightly zesty) Saaz hops profile. Overall: an exciting collaboration brew between Stuart Howe (Sharp’s) and belgian Jean-Marie Rock (Orval). You’ll be disappointed you’re looking for the typical Orval brett in this brew. This is rather a nice and clean golden ale with a Belgian yeast twist. Very drinkable in spite of a 5.2% ABV. Nothing “to die for”, but a well done and tasty brew. Bottle: 50 cl., 5.2% ABV, bb. 11/2011.

mercoledì 14 settembre 2011

Sharps Doom Bar

E’ Bill Sharp a fondare la Sharp's Brewery, nel 1994 a Rock, cuore della Cornovaglia. In un quindici anni il birrificio brucia le tappe passando da “micro” ai 25000 barili l’anno (2005) fino ad essere acquistata, nel febbraio dal 2011, dalla Molson Coors per circa 20 milioni di sterline. Bill Sharp si era comunque messo da parte già nel 2003, vendendo alla R&B Foods e rimanendo solamente come azionista di minoranza. La Doom Bar prende il nome da una duna di sabbia sottomarina, all’estuario del fiume Camel, nel nord della Cornovaglia, contro la quale centinaia di navi naufragarono. E’ la “flagship beer” della Sharp, occupandone circa il 70% della produzione, risultando la birra in fusto più venduta nel sud-ovest dell’Inghilterra. Al di là della sciagurata scelta di commercializzarla in una bottiglia trasparente, ci siamo trovati inevitabilmente a provarla sia in bottiglia che in fusto, trovando quest’ultima senz’altro migliore e più morbida in bocca. Non sappiamo cosa sia rimasto della ricetta originale elaborata da William Sharp. E’ di color ambrato/ramato, schiuma bianca, fine e cremosa. Al naso c’è malto tostato e caramello, sentori erbacei di luppolo. Scarsamente carbonata, ha copro medio-leggero. In bocca malto tostato, un po’ di caramello; virata amara erbacea nel finale, retrogusto caratterizzato da un buon equilibrio tra amaro erbaceo e tostato. “Flaghip beer” discreta, se proprio vi capita di berla senz'alto da preferire alla spina. Bottiglia: 50 cl., alc. 4.3%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo (al tavolo) 6.15 €.

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english summary:
Brewery: Sharp's Brewery, Rock, Cornwall, England.
Appearance: hazy amber with a creamy white head. Aroma: light nutty malt, caramel, grassy hops. Mouthfeel: low carbonation, body is from light to medium. Taste: nutty malt, caramel, grassy hops. Nice aftertest with some roasted and grassy bitterness. Overall: Sharp's flagship beer is a honest and fairly easily drinkable brew. No more than that. Bottle: 50 cl., 4.3% ABV, price @ MC Café Bar & Grill, Exeter.

martedì 13 settembre 2011

Elav Punks Do it Bitter

Il Birrificio Indipendente Elav nasce recentemente, nel 2010,dall’idea di Antonio Terzi e Valentina Ardemagni; entrambi appassionati di birra già gestori (la società è “La Pinta Snc”) del Clock Tower Pub di Treviglio e dell’Osteria della Birra di Bergamo. Al progetto Elav (le prime quattro lettere di “Valentina”, al contrario) lavorano tre mastri birrai dei quali non siamo riusciti a trovare il nome, in Internet. Al Clock Tower Pub sono frequenti i concerti e la gamma di birre, già sei, ha nomi che hanno uno stretto legame con la musica. Se il sito internet è un po’ avaro d’informazioni sul birrificio, con la pagina ancora in costruzione, un bonus va senz’altro dato alle bellissime etichette. Sventola bandiera inglese, questa Punks Do it Bitter, una bitter da 4.3 gradi alcolici che però è caratterizzata da un dry hopping di luppoli americani (Cascade ed Amarillo). Ambrata, opalescente, schiuma bianca, abbastanza fine e cremosa, di buona persistenza. Il naso è fresco, dominano sentori dolci e fruttati di pompelmo, mandarino, e qualche leggerissima nota metallica. In bocca è leggera, mediamente carbonata; l’inizio rimane dolce e molto agrumato (pompelmo, mandarino), leggermente sciropposo, seguito da un amaro vegetale che s’intensifica in un retrogusto intenso ma mai “raschiante” dove ritorna qualche nota fruttata. Birra un po’ ruvida (o “punk”, se vogliamo riprendere l’etichetta) dove le componenti dolce ed amara non sono molto legate tra di loro; apprezzabile per la pulizia e per bevibilità. La base di malto (caramello) quasi impercettibile non la rende molto equilibrata, ed il gusto risulta dominato forse eccessivamente dagli agrumi con il rischio “spremuta di pompelmo” che è sempre dietro l’angolo. Rimane una bitter “moderna”, molto luppolata, di quelle che potrebbero anche essere classificate come APA o come IPA; con qualche aggiustamento, potrebbe senz’altro diventare un’ottima session beer. Disponibile anche attraverso la grande distribuzione (Le Clerc – Conad). Formato: 33 cl., alc. 4.3%, lotto ,scad. 01/08/2012, prezzo 3.60 €.


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english summary:
Brewery: Birrificio Indipendente Elav, Bergamo, Italy.

Appearance: very cloudy amber color with a creamy white head. Aroma: fresh and hoppy: grapefruit, tangerine, orange, a light metallic note. Mouthfeel: light bodied, watery texture, medium carbonation.Taste: sweet and fruity, with syrupy grapefruit and tangerine. There’s grass and bitterness to the end; and a more intense bitter aftertaste with a grapefruit touch. Overall: a “modern” clean and tasty bitter (which means you could even name it APA or IPA..) which is either not very balanced or “rounded” . A rude beer (the label says “punk”, hey!) where hops are predominant and malts are barely there. Not quite a “grapefruit juice”, but we think that some more balance could really improve it and make it a wonderful session beer. Bottle: 33 cl., 4.3% ABV, batch , bb. 01/08/2012, price 3.60 €.

lunedì 12 settembre 2011

Dorset Piddle Little Willie

Attivo da fine 2007 a Piddlehinton, appena fuori Dorchester, nel Dorset Inglese, il microbirrificio Dorset Piddle nasce dall’idea di Rob Martin e Paul Goldsack, publicans allo storico Ye Olde George Inn di Christchurch. La produzione si concentra inizialmente su ales rigorosamente in cask da offrire sia al proprio pub che ad altri locali della zona; da qualche anno le birre sono disponibile anche in “bottle conditioned”. Little Willie è considerato il primo prototipo di carro armato della storia ed è tutt’ora esposto al Tank Museum di Bovington che si trova a pochi passi dal campo di addestramento militare. Se passate da quelle parti, è facile che incontriate davvero per strada qualche carro armato, come è capitato a noi. La collaborazione tra il museo ed il birrificio ha dato origine a questa birra, disponibile anche al ristorante del Museo. Ci siamo dilungati un po’ su argomenti extra-birrari perché su questa “bitter” non c’è molto da dire. Di colore ambrato, nebuloso, ha un cappello di schiuma bianca, cremosa e molto persistente. Naso praticamente assente. In bocca una bella infezione lattica che copre quasi tutto lasciando un po’ di gusto di malto. Chiude con un finale erbaceo, amaro. Rispedita al mittente. Bottiglia: 50 cl., alc. 4.9%, scad. 01/11/2011.

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english summary:
Brewery: Dorset Piddle Brewery, Piddlehinton, Dorchester, Dorset, England.
Appearance: cloudy amber with a creamy white head. Aroma: nothing. Mouthfeel: watery texture, light body. Taste: a clearly infected (lactic) sour beer. Some bare malts. Grassy hoppy finish. Bottle: 50 cl., 4.9% ABV, bb. 01/11/2011 @ The Green House, Bournemouth.

domenica 11 settembre 2011

Troubadour Blond

Quattro birrai, che provengono dalla “scuola” di KaHo St. Lieven a Gent, fondano nel 2000 la Brouwerij The Musketeers (i Moschettieri). Sono Kristof De Roo, Rikkert Maertens, Stefaan Soetemans e Sven Suys. I primi esperimenti li fanno con un piccolo impianto pilota in un garage; sistemate le ricette, nasce la linea di birre Troubadour, che viene però prodotta negli impianti della De Proef. Il nome si ispira ai troubadours, sorta di “menestrelli” che, nel medioevo, passavano di villaggio in villaggio, di corte in corte ad intrattenere con le loro canzoni, le loro poesie, i loro racconti. La Troubadour Blond è di un bel color oro, velato, con un generoso cappello di schiuma bianca, fine e cremosa, molto persistente. All’aroma un bel fruttato donato dai lieviti con dolci sentori di pesca gialla, albicocca, polpa d’arancia ed una leggera speziatura. Il corpo è medio, la carbonatazione abbastanza sostenuta. In bocca c’è ancora frutta gialla accompagnata da una nota dolce di miele. Molto pulita, termina secca con un retrogusto amaricante erbaceo, non molto lungo, nel quale fa capolino una leggera nota pepata. Una ale semplice, beverina e ben fatta. Formato: 33 cl., alc. 6.5%, lotto 0104110223, scad. 23/02/2014, prezzo 1.89 €.

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english summary:
Brewery: Brouwerij The Musketeers, Ursel, Belgium. Brewed at De Proef, Belgium.
Appearance: hazy golden with a big and long lasting creamy white head. Aroma: fruity (peach, apricot, orange) and yeast spices. Mouthfeel: medium bodied with high carbonation. Taste: sweet and fruity likewise aroma. Honey, too. Dry finish, short grassy bitter aftertaste with a peppery note.. Overall: this is a simple yet tasty Belgian ale. Clean taste, good drinkability. That’s all we need, most of times. Bottle: 33 cl., 6.5% ABV, batch 0104110223, bb. 23/02/2014, price 1.89 Eur.

sabato 10 settembre 2011

Samuel Smiths Organic Best Ale

Onestamente non siamo mai stati troppo fortunati con le birre "organic" o biologiche, per dirla in italiano. A memoria non ricordiamo nessuna eccellenza, e purtroppo anche questa Best Organic Ale di Samuel Smith non fa eccezione. Il birrificio ha ancora sede a Tadcaster, nello Yorkshire, negli stessi edifici dove nel 1758 nacque The Old Brewery. Samuel Smith, un ex-macellaio di Leeds, spinse il figlio John ad acquistarla nel 1847; l'acquisizione porta anche il primo cambiamento di none in John Smith's Brewery, finchè l'azienda non passa nelle mani del nipote Samuel che la riapre, nel 1886. La Best Organic Ale è di colore oro carico, leggermente velato. Schiuma abbastanza fine, bianca, mediamente persistente. Sorprende per l'assenza quasi completa di aroma, a fatica qualche sentori di pane e di luppolatura terrosa. Purtroppo anche al palato si rivela molto leggera, con un gusto quasi assente che trova corrispondenza con l'aroma. C'è un breve finale e retrogusto erbaceo, amaro, che tuttavia non la salva dalla mediocrità, almeno in questa bottiglia. Formato: 35,5 cl., alc.5%, lotto e scadenza sconosciuti, prezzo (al tavolo) 4.89 €.


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english summary:
Brewery: Samuel Smith, Tadcaster, Yorkshire, England.
Appearance: slightly hazy golden color with a creamy white head. Aroma: very light bready malt and earthy hops; fainting. Mouthfeel: watery texture, light body, medium carbonation. Taste: not very strong, either. There's again some malt, too much water, and some grassy bitterness in the finish. Short bitter aftertaste. Overall: a drinakble but very disappointing bottle, the weakest one we can recall from the Samuel Smith's range. Bottle: 35,5 cl., 5% ABV, price 4.25 Gbp @ Terre a Terre, Brighton.

venerdì 9 settembre 2011

La Caracole Ambree

Inizia nel 1990, nella città di Namur, il progetto brassicolo di Charles Debras. Nel 1994 il birrificio si sposta nella sede attuale, quella di Falmignoul (sempre nella provincia di Namur) in un edificio che aveva ospitato per 200 anni un birrificio (la Brasserie Lamotte), prima della sua chiusura nel 1971; le dimensioni del birrificio "la lumaca" rimangono tuttavia ancora modeste, con una ristetta gamma di sole cinque birre perfezionate nel corso di questi venti anni, ed un sito internet molto lacunoso e parco di informazioni. Una piccola realtà anacronistica, se si pensa al "prototipo" di molti microbirrifici aperti di recente: sito e presenza su internet curatissime, con un numero di birre prodotte in un paio d'anni che occupa quasi due pagine su Ratebeer. La Caracole Ambrée è una solida strong ale di colore ambrato, velato, con un cappello di schiuma persistente, biance e cremosa, molto compatta. Il naso è dolce, con zucchero a velo, glassa, frutta (arancio candito, pesca gialla), caramello e lieviti. Dal corpo medio e mediamente carbonata, al palato ha una consistenza leggermente "sciropposa"; il gusto richiama fortemente l'aroma. Predominanza dolce, zuccherina, e frutta sotto spirito fino al finale, abboccato, seguito da un retrogusto di pesca sotto spirito. Birra caratterizzata da una bella pulizia e, soprattutto da un contenuto alcolico (7.5%) molto ben nascosto che la rende "pericolosa". E' molto dolce ma riesce sempre a salvarsi dal precipizio dell'essere stucchevole. Formato: 33 cl., alc. 7.5%, lotto EX, scad. 09/2012, prezzo 1.89 €.

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english summary:
Brewery: La Caracole, Falmignoul, Belgium.
Appearance: hazy amber color with a solid and creamy white head. Aroma: sweet nose with icing sugar, fruits (candy orange, peach), caramel and yeast. Mouthfeel: syrupy texture, medium bodied; medium carbonation. Taste: more fruits (orange and peach), and sugar, alcohol is warming but still this is a very drinkable beer. Sweetie finish and fruity aftertaste with a note of peach and alcohol. Overall: clean and well done brew, very much on the sweet side but enjoyable. Bottle: 33 cl., 7.5% ABV, batch EX, bb. 09/2012, price 1.89 €.

giovedì 8 settembre 2011

Hepworth Prospect

Dopo la Sussex presentata qualche giorno fa, ecco la Prospect, una pale ale “biologica” brassata con luppoli Golding ed Admiral raccolti nel Sussex inglese. Di colore dorato, velato; la schiuma, bianca, è fine e cremosa ma non è molto ampia, complice anche il censurabile bicchiere nella quale ci è stata servita, che non ha neppure certamente favorito l’analisi dell’aroma. Avvertiamo comunque sentori erbacei, una leggera mineralità con qualche nota metallica. La carbonatazione è modesta, il corpo leggero. In bocca l’attacco è di malto, con qualche nota di crosta di pane che lasciano spazio ad un amaro erbaceo leggero che va a caratterizzarne tutta la bevuta fino al retrogusto. Qui fa capolino una leggera nota citrica che richiama il pompelmo. Birra semplice e pulita, estiva, molto beverina e rinfrescante. Formato: 50 cl., alc. 4.5%, scad. 27/05/2012, prezzo (al tavolo) 5.69 €.


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english summary:
Brewery: Hepworth & Co, Horsham, England.
Appearance: hazy golden with a creamy white head. Aroma: the serving glass didn’t help much, but we got some grassy hops, minerals, light metallic notes. Mouthfeel: light bodied, low carbonation, watery texture. Taste: quick bready malt backbone for a grassy and zesty hoppy bitterness with a grapefruit touch in the aftertaste. Overall: a very easy drinkable nice brew, good for summertime. Bottle: 50 cl., 4.5% ABV, bb. 27/05/2012, price 4.95 GBP @ Food for Friends, Brighton.

mercoledì 7 settembre 2011

Bruton Lilith

Si ispira alle American Pale Ales questa produzione del Birrificio Bruton, in provincia di Lucca. E’ di un bel colore ambrato carico, velato, con un cappello di schiuma ocra, fine e cremosa, mediamente persistente. L’ispirazione trova subito conferma nell’aroma, con un bel bouquet di frutta tropicale donato dai luppoli americani: passion fruit, mango, pompelmo, sentori di aghi di pino e caramello. Il corpo è da medio a leggero, mediamente carbonata. In bocca dopo un imbocco dolce dove convivono caramello e note di frutta tropicale c’è netta predominanza di amaro vegetale e resinoso, pungente ai lati del palato; sulla lingua permane invece la componente fruttata, dolce, a tratti quasi sciropposa. Finale abbastanza secco, chiude un retrogusto corto amaro e vegetale/resinoso, con una gradevole nota pepata. Birra dal gusto pulito, ottimo aroma e sostanzialmente ben fatta ma non molto “rotonda” in bocca come le migliori esemplari dello stile. Si lascia bere comunque bene, ma c’è ancora spazio per migliorare. Formato: 75 cl., alc. 5.5%, lotto 201106, scad. 30/3/2013, prezzo 7.90 €.

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english summary:
Brewery: Birrificio Brùton, in San Cassiano di Moriano (Lucca), Italy.
Appearance: deep amber color with a creamy off-white head. Aroma: American hoppy nose with tropical fruits (mango, passion fruit), grapefruit, pine and caramel. Very nice. Mouthfeel: body medium to light, medium carbonation, oily texture. Taste: sweet with caramel and tropical fruits, almost syrup. Grassy and resinous hops bite to the final. There’s a short bitter resinous aftertaste. Overall: a nice American Pale Ale, with no flaws and a fine aroma. Easily drinkable but not as “rounded” as the best examples of this style. Bottle: 75 cl., 5.5% ABV, batch 201106, bb. 30/03/2013, price 7.90 €.

martedì 6 settembre 2011

Hepworth Sussex

La storia della Hepworth & Co. inizia nel 2000 ad Horsham, West Sussex, a poche miglia dall’aeroporto internazionale di Gatwick, quando la King & Barnes Brewery viene acquistata dalla Hall and Woodhouse Brewery. Il nome è forse poco noto in quanto quest’ultima opera principalmente utilizzando il brand Badger Brewery (la "Tanglefoot” bitter vi ricorda qualcosa ?). Il marchio King & Barnes viene tenuto in vita dalla Hall and Woodhouse, ma l’edificio dove il birrificio operava viene venduto ed abbattuto. Andy Hepworth, ex mastro birraio alla King & Barnes decide allora di iniziare la sua avventura formando appunto la Hepworth & Co, che oggi impiega circa una ventina di persone. Disponibile sia in fusto che in bottiglia, con una gradazione alcolica appena differente (3.6% vs. 3.5%), questa Sussex è una pale ale (secondo il birrificio, una bitter secondo Ratebeer) prodotta solamente con materie prime provenienti dal Sussex (i luppoli sono Golding ed Admiral). Ramata, leggermente velata, ha una schiuma bianca, fine e cremosa. L’aroma non è molto pronunciato; avvertiamo sentori di scorza di limone, leggero caramello e qualche nota metallica. Dalla carbonatazione modesta, è molto leggera e beverina in bocca. Un breve imbocco di malto appena tostato lascia il posto ad un amaro erbaceo, con una nota citrica di limone che richiama l’aroma e continua anche nel retrogusto. Una birra molto semplice, ma rinfrescante e pulita, che non domanda altro che essere bevuta in grandi quantità senza fare troppe considerazioni. Formato: 50 cl., alc. 3.5%, lotto sconosciuto, scad. 29/06/2012, prezzo (al tavolo) 4,31 €.

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english summary:
Brewery: Hepworth & Co, Horsham, England.
Appearance: copper color with a creamy white head. Aroma: light citrus (lemon), caramel and metallic. Mouthfeel: low carbonation, light bodied, watery texture. Taste: first sip brings slightly roasted malt, followed by bitter grassy hops. There’s a pleasant citrusy note which recalls the aroma and lingers in the aftertaste. Overall: a simple, clean and pleasant golden ale (or bitter, according to Ratebeer). Brewery claims it’s 100% Sussex (malt, goldind and admiral hops). Bottle: 50 cl., 3.5% ABV, bb. 29/06/2012, 3.75 GBP @ Due South, Brighton.

lunedì 5 settembre 2011

Saison Dupont

Per alcuni è “la madre” di tutte le saison; bevuta innumerevoli volte, ci siamo accorti di non averle ancora dedicato un post e quindi siamo corsi ai ripari. Viene brassata in inverno, e lasciata poi maturare in attesa dell'estate; la produzione inizia intorno al 1930, con una gradazione alcolica inferiore al 4.5%; una birra leggera e dissetante, nata appositamente per il rinfresco estivo dei lavoratori delle campagne dell'Hainaut. E' solo dopo il 1950 che la sua gradazione alcolica sale a 6.5%, senza però assolutamente intaccarne la facilità di bevuta che la rende un'ottima "session beer" fuori regola. E' di color arancio pallido, velato, con un generoso cappello di schiuma compatta, fine e cremosa, molto persistente, leggermente giallastra. Il primo impatto è con sentori di scorza di limone, di sughero/legno, di "cantina"; seguono note più fruttate e dolci di pesca, di polpa d'arancio affiancate da una leggerissima acidità. Abbiamo già accennato alla sua eccezionale bevibilità; al palato c'è un bell'equilibrio di frutta e di spezie, tutta opera dello splendido lievito Dupont, in quanto non ci sono spezie aggiunte in questa Saison. Una leggera acidità le rende fresca e rinfrescante; termina con una virata amara ed erbacea, secca, che lascia il palato pulito e già avido di un ulteriore sorso. Una leggera nota di cantina e di sughero ritorna nel retrogusto, brevemente, per chiudere il cerchio gustativo e ricominciare da capo. In bottiglia è disponibile in formato da 33 e 75 cl., con quest'ultimo indiscutibilmente da preferirsi, anche in solitudine. Nemo propheta in patria, dove la Dupont più apprezzata (venduta) è la Moinette Blonde. La Saison "trionfa" invece all'estero; in Italia è probabilmente la birra con il migliore rapporto qualità-prezzo reperibile oggi nei supermercati.  Bottiglia da 75 cl., alc. 6.5%, lotto 10154A, scad. 07/2013, prezzo 4,65 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie Dupont, Tourpes, Belgium
Appearance: cloudy pale orange with a long lasting big creamy white head. Aroma: lemon zest, wood and dust at first; once foam has collapsed there’s a lot of peach and orange pulp. Slightly acid. Mouthfeel: light medium bodied, perfectly carbonated. Taste: beautifully balanced between spices and fruits. As no spices were added in this brew, all the work is being done by amazing Dupont yeast. A light acidity makes it a very refreshing beer. Finish is dry and filled with clean hoppy bitterness. Hints of wood/cork and dust in the aftertaste. Overall: many think this is the “mother” of the “saison” style. It’s indeed an amazing beer which is a must. It comes both in 33 and 75 cl. bottle, but with such a great drinkability we strongly recommend the latter. Bottle 75 cl., 6.5% ABV, batch 10154A, bb. 07/2013, price 4.65 €.

domenica 4 settembre 2011

Chapelle Northmaen Ambrée

La loro Brune non ci aveva colpito particolarmente e neppure questa “Ambrèe” della Brasserie La Chapelle (Normandia) ci entusiasma; nel bicchiere è di color rame, velato. La schiuma bianca, fine e cremosa, mediamente persistente. Naso quasi assente, a fatica si riesce a percepire un po’ di caramello e qualche sentori di miele d’acacia. Ratebeer la defiisce una “biere de garde” ma in bocca arriva molto, troppo leggera, senza quella predominanza di malti che ci si aspetterebbe dallo stile. Qualche nota di tostatura, un leggero finale erbaceo amaricante a chiudere. Bevibile, tutto qui. Formato: 75 cl., alc. 5%, lotto sconosciuto, scad. 12/2020, prezzo 4.50 €.

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english summary:
Brewery: Brasserie La Chapelle, France. Appearance: hazy copper color with a creamy white head. Aroma: very, very light caramel and honey; almost nothing. Mouthfeel: light body, medium carbonation, watery texture. Taste: roasted malt, light caramel; the finish has some grassy hops. Overall: this would be a “biere de garde” according to ratebeer; lacks of malt profile to be fitted into that style. It’s drinkable, and that’s all. Bottle: 75 cl., 5% ABV, bb. 12/2020, price 4.50 €